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La vita di S.Filippo d'Agira

La vita di San Filippo d'Agira - Feste e culto di S. Filippo

FESTE IN ONORE DI S. FILIPPO E CULTO AL DI FUORI DI AGIRA

Il popolo di Agira continua a venerare San Filippo con un culto molto vitale ed articolato in feste che, scandendo la vita del paese, sono distribuite in vari periodi dell’anno e ricordano il giorno della sua morte oppure particolari miracoli operati dal Santo a favore della collettività.

La festa dell’11 e del 12 maggio ieri

La più antica testimonianza scritta sul culto e sulla festa del 12 maggio, in onore di S. Filippo, ad Agira è rintracciabile nell’opera del Fazello Della storia della Sicilia, dove viene descritta la festa in onore del Santo, a cui lo stesso ha partecipato. Il Fazello, dopo aver descritto la città di Agira ed aver accennato ai fatti riguardanti la vita di S. Filippo, si dilunga nella descrizione della festa e delle numerose liberazioni di indemoniati di cui è stato testimone.

Agli inizi del ‘600 Giovanni Antonio Brandi, religioso appartenente al terz’ordine di S. Francesco, in un’opera sulla vita di S. Filippo racconta alcuni miracoli avvenuti durante la festa del 12 maggio celebrata ad Agira. I miracoli da lui narrati sono stati poi ripresi dal Rubulotta quando,  nel capitolo della sua opera intitolato L’arca e le reliquie,  si sofferma sui miracoli avvenuti durante le processioni svoltesi nei giorni 11 e 12 maggio[1]. Questi autori descrivono le feste in cui intervengono numeroso popolo, il clero locale, le autorità cittadine. Raccontano, inoltre, che durante la processione delle’11 maggio il Santo, attraverso l’urna delle reliquie, compie numerosi miracoli soprattutto quando sono presenti o si trovano nelle vicinanze degli indemoniati o degli increduli. Sul tema della potenza taumaturgica di  S. Filippo insiste anche il Pitrè nell’opera Feste patronali in Sicilia, scritta alla fine del secolo scorso[2]. Di queste guarigioni oggi, a parte le testimonianze di studiosi della storia della Sicilia e di tradizioni popolari, non resta alcuna testimonianza in seguito alla scomparsa degli ex-voto, né alcuna relazione scritta dai presbiteri che si sono avvicendati nella guida dell’abbazia e a causa dello stato di disordine e di abbandono dell’archivio parrocchiale.

Per il periodo più recente, compreso tra la seconda metà delle’800 e i nostri giorni,  è necessario affidarsi  più che a testimonianze scritte a quelle orali di cui sono depositarie le persone più anziane.  Fino agli anni ‘40 l’11 maggio in mattinata si svolgevano due processioni gestite dal capitolo della chiesa di S. Antonio di Padova e da quello di S. Margherita. La precessione gestita dal capitolo di S. Antonio consisteva nel portare lungo la strada, che si snoda dall’abbazia fino alla chiesa di S. Antonio, l’urna contenente le reliquie del Santo ed aveva il suo culmine nella messa durante la quale venivano narrate la vita e le gesta di  S. Filippo. Il capitolo della collegiata di S. Margherita nella stessa mattina aveva l’incarico di organizzare e partecipare alla processione che portava la statua lignea del santo, trasportata a spalle, lungo le vie cittadine fino alla chiesa di S. Margherita. Qui veniva celebrata una messa solenne e da qui nel pomeriggio si ripartiva per portare il simulacro alla chiesa di  S. Maria maggiore, dove restava fino al mattino successivo quando veniva riportato nell’abbazia di S. Filippo, dopo aver fatto il giro delle parti basse del paese. Nello stesso giorno, 11 maggio, nella chiesa di S. Filippo veniva preparato il pesante fercolo, a vara, sotto cui venivano fissati tre lunghi tronchi di legno, detti i bailardi, attraverso i quali numerosi portatori il pomeriggio del giorno successivo trasportavano la statua argentea del Santo.  Tra i portatori avevano un ruolo importante i mastri, che, tenendo in mano i cianciana, grossi anelli di ferro indicavano il percorso da seguire e davano il ritmo alla processione attraverso l’imposizione di fermate e di accelerazioni. La processione che si svolgeva nel pomeriggio del 12 maggio aveva, per antica tradizione, delle soste obbligate lungo la via Vittorio Emanuele e la via Diodorea, anche se all’improvviso venisse, spesso, decisa una sosta non prevista e si accendeva una lite tra i portatori che finivano per porre di traverso il pesante fercolo. Sedata la lite, la processione riprendeva di slancio al grido: All’aura, carusi, viva San Fulippu. Tra soste ed accelerazioni la processione arrivava a S. Margherita dove il fercolo veniva posto al centro dell’altare maggiore in attesa che da S. Maria maggiore giungesse la processione col reliquiario a forma di avambraccio e si potesse così dare inizio alla processione solenne destinata a riportare la statua di S. Filippo nella sua abbazia. A questa processione partecipavano le diverse confraternite presenti in paese[3], il clero locale in paramenti solenni, le autorità cittadine con lo stendardo del comune e numerosissimo popolo, i cui membri spesso portavano la torcia  al Santo per sciogliere il voto. Arrivati nella chiesa di S. Filippo, il simulacro veniva posto sull’altare maggiore, mentre il popolo, dopo essere stato benedetto con la reliquia, si disponeva in fila per baciarla in segno di venerazione. La festa celebrata nei giorni 11-12 maggio, rimane pressoché invariata fino al 1935 quando in seguito alla sensibile riduzione di personale nelle miniere di zolfo, vennero a mancare i portatori per il fercolo e si decise di affidare il trasporto non più alle spalle dei devoti ma ad un camion.

L’11 e il 12 maggio oggi

Oggi la festa in onore di S. Filippo ha un tono solenne ma meno sfarzoso e pittoresco del passato, anche se questa resta, assieme a quella del venerdì santo, la processione a cui il popolo partecipa più numeroso. Le celebrazioni liturgiche della vigilia non si svolgono più la mattina ma la sera ed hanno il loro fulcro nella celebrazione eucaristica. Dopo la messa e la recita di una coroncina in onore del Santo, si snoda la processione con l’urna contenente le reliquie che giunge dinanzi la chiesa di S. Antonio di Padova per ritornare subito nell’abbazia di S. Filippo, dove i fedeli ricevono la benedizione e vengono congedati. In questo giorno non si svolge più la processione con la statua lignea del santo, come avveniva nel passato.

Il 12 maggio nelle ore antimeridiane vengono celebrate diverse messe a cui partecipano numerosi fedeli che a volte sciolgono i voti al Santo. Nel pomeriggio si svolge la processione che dal SS. Salvatore, si snoda all’abbazia, percorrendo le vie principali. Questa processione inizia al calar del sole quando dalla chiesa di S. Maria maggiore, dopo la celebrazione eucaristica, inizia la processione con il braccio di S. Filippo. Davanti la chiesa del SS. Salvatore la processione viene ordinata e prosegue raccogliendo molti fedeli, tra i quali si trovano coloro che sciolgono il voto portando la torcia. Alla fine della processione i fedeli, riuniti nell’abbazia di S. Filippo, vengono benedetti con la reliquia che viene poi baciata da moltissime persone.

La festa di agosto

Una seconda festa in onore di S. Filippo con una scansione uguale a quella di maggio si teneva e si tiene ancora oggi nel mese di agosto. Questa replica fatta in agosto trovava ieri la sua giustificazione nella necessità del contadino di far festa in estate quando disponeva del denaro necessario, era libero da impegni nel lavoro dei campi, poteva e sentiva il bisogno di ringraziare Dio, per mezzo di S. Filippo, per il raccolto ottenuto, prima di riprendere l’occupazione consueta con la vendemmia. La festa, così, si svolgeva nell’ultima decade del mese di agosto e consisteva in un triduo durante il quale venivano riproposte le celebrazioni liturgiche e le processioni fatte nel mese di maggio.

Oggi tale festa viene anticipata nei giorni 10-11-12 dello stesso mese perché  in questo periodo i trovano ad Agira tutti coloro che sono emigrati nel nord Italia e in alcuni paesi europei come la Germania, la Svizzera, l’Olanda, la Francia e il Belgio, dove hanno trovato quel posto di lavoro che la Sicilia non offre. Ancora oggi, pur non essendo più in presenza di una civiltà contadina, la festa conserva le caratteristiche del ringraziamento a Dio per i benefici ricevuti durante l’anno.

L’11 gennaio

In tale giorno il popolo di Agira ogni anno si raduna nell’abbazia di S. Filippo per celebrare una solenne eucarestia come ringraziamento a Dio per la protezione accordata al paese per intercessione del Santo in due occasioni particolari. S. Filippo, infatti, ha protetto  Agira ed i suoi abitanti nel 1693, in occasione di uno dei più devastanti terremoti che abbiano mi colpito la Sicilia orientale facendo migliaia di vittime. Dopo questa particolare protezione la cittadinanza ha ritenuto opportuno ringraziare il Santo con un triduo eucaristico che si conclude con il canto del Te Deum ed il bacio della reliquia la sera dell’11 gennaio in coincidenza con il momento in cui si registrò la più forte e distruttiva delle scosse telluriche[4]. Questo, però, non è il solo motivo di ringraziamento al Santo perché  a partire dal 1826 si ricorda anche la protezione accordata ad una famiglia di Agira alla quale fu evitata la morte. Questa famiglia ,che abitava nel quartiere di S. Maria fu,  infatti, invitata ad abbandonare la propria abitazione, che venne completamente distrutta da un grosso macigno staccatosi dalla sommità del paese nei pressi del castello. Tale fatto era stato preannunziato, come scrive il Rubulotta[5], da un vecchio apparso per ben due volte a due pastori che, a loro volta ne avevano informato il prevosto di S. Maria Maggiore. In seguito a ciò, tutta la popolazione aveva assistito la sera dell’11 gennaio, in coincidenza con l’ultimo rintocco delle campane dell’abbazia, all’evento previsto ed aveva stabilito che da quel momento si ringraziasse il S. Filippo anche per questa protezione.

Culto di S. Filippo al di fuori di Agira

Il culto di S. Filippo non è presente solo ad Agira, luogo dove egli svolse in modo predominante il suo mandato di evangelizzatore e dove morì e venne sepolto, ma anche in altri paesi del meridione d’Italia, dove è venerato come patrono o compatrono. In questi paesi non è facile stabilire l’origine del culto che viene rintracciato o nella sosta del santo in quel determinato territorio durante il viaggio che lo porta da Roma ad Agira, oppure nella presenza di conventi e monaci basiliani che, spostatisi da Agira verso il meridione d’Italia, avevano recato con sé delle reliquie ed avevano diffuso tale culto.

Tra i paesi della Sicilia, che onorano S. Filippo con il titolo di patrono vanno menzionati Aci S. Filippo e Calatabiano nella provincia di Catania, Piazza Armerina nella provincia di Enna.

I paesi del messinese che venerano S. Filippo e ne celebrano la festa in maggio con caratteristiche spesso simili sono: Faro Superiore, Limina, Mongiuffi, Melia, Roccafiorita, Rodi-Milici. Fuori della Sicilia paesi come Favelloni, frazione di Cessaniti, in provincia di Catanzaro, Pellaro in provincia di Reggio Calabria e Laurito nel salernitano tributano un culto particolare a S. Filippo, dopo che esso fu introdotto dai monaci basiliani.

Anche nell’isola di Malta S. Filippo ha dei devoti, una chiesa ed una cittadina di cui è il santo patrono. Zebbüg, denominata un tempo Rohan, venera S. Filippo come patrono dopo che un ricco catanese devoto del Santo e qui abitante vi aveva edificato una chiesa in suo onore. La festa in onore di S. Filippo viene celebrata la seconda domenica di giugno,  mentre il dodici maggio si fa memoria del santo solo nella liturgia. Il simulacro del santo è costituito da una grande statua bronzea che lo rappresenta a figura intera con abiti di rito bizantino e con la croce nella mano sinistra mentre la destra si alza a benedire.

Da Zebbüg nel corso degli anni sono giunti ad Agira durante la festa in onore del Santo, che si celebra ad agosto, numerosi pellegrini per venerare S. Filippo nel luogo dove visse, morì e fu sepolto. Sulla comune devozione a S. Filippo il 10 maggio 1997, nel piazzale antistante la chiesa dell’Abbazia, fu solennemente sancito il gemellaggio tra Agira e Zebbüg dai due sindaci Ing. Gaetano Giunta e Dott. Alfredo Farrugia, presenti un grande numero di agirini e una qualificata rappresentanza maltese tra cui il ministro degli Esteri e il Rev. Sac. Salvatore Caruana. La cerimonia del gemellaggio si è ripetuta a Zebbüg il 7 giugno dello stesso anno, presenti da Agira il sindaco Giunta, alcuni assessori, Mons. Gaetano Daiodone, parroco dell’Abbazia, il vicario parrocchiale, Sac. Giuseppe La Giusa, e un congruo gruppo di fedeli agirini

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[1]

Vd. A. RUBULOTTA, Storia di S. Filippo, cit., 225-234.

[2]

Vd. G. PITRÈ, Feste patronali in Sicilia, Palermo 1900, 257-260.

[3]

Le confraternite erano 13 nel 1842 secondo un elenco dei luoghi e dei corpi ecclesiastici esistenti nel comune e nel territorio, rintracciato nell’archivio storico del comune di Agira.

[4]

Cfr. A. RUBULOTTA, Storia di S. Filippo, cit., 253s.

[5]

Cfr. Ibid., 255-265.

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