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La vita di S.Filippo d'Agira

La vita di San Filippo d'Agira - Luoghi di culto

 

 LUOGHI DI CULTO

Affresco conserveto nella Grotta di S. FilippoAssai stretto è il legame che lega la storia di Agira a quella del suo Santo patrono tanto che per diversi secoli lo stesso paese è stato denominato S. Filippo d’Agira o d’Argirò ed ha mantenuto tale nome fino ad alcuni decenni fa nella tradizione popolare[1]. Ancora oggi diversi sono i luoghi la cui storia,  che è spesso leggenda popolare, è strettamente legata a S. Filippo, alle sue gesta eroiche e ai miracoli da lui operati durante la sua vita terrena e dopo la sua morte. Tali luoghi, meta di una profonda devozione popolare, sono disseminati su tutto il territorio cittadino.

  

  

  

  Grotta di S. Filippo 

Grotta di S. Filippo

Il primo luogo degno di menzione è la grotta che viene indicata come l’abitazione del Santo dal momento in cui giunge ad Agira fino alla sua morte[2]. In questa grotta il popolo immagina che si siano svolte tra  S. Filippo ed il diavolo alcune delle lotte che seguono sempre una scommessa o un patto di non belligeranza stipulato dai due. La grotta, sita in via Grotte, è un antro naturale a cui si accede da una porta di recente costruzione e si presenta nella parte iniziale piuttosto stretta e con ai lati delle tombe, dove la tradizione popolare individua i giacigli su cui erano soliti riposare Filippo ed il compagno Eusebio. Sul fondo, invece, la grotta si allarga e sulla parete è appoggiato un altare in legno dipinto. Sulla parete destra è possibile intravedere dei resti di un affresco che, secondo la tradizione, rappresenta S. Filippo e sotto il quale vengono posti dei ceri accesi[3]. Qui il culto trova una delle espressioni più caratteristiche perché i devoti e soprattutto le devote del santo si riuniscono ogni anno per sette mercoledì  consecutivi tra aprile e maggio per celebrare i mercoledì di S. Filippo in preparazione alla festa del 12 maggio.

Chiesetta del castello

Se la grotta è stato il luogo di abitazione del Santo, la zona più alta del paese, dove si trovano i ruderi del castello, è stata anche sede di alcune gesta del santo e di alcune scommesse con il diavolo. Sulla sommità del paese, secondo la tradizione ripresa  dalle due agiografie, si erano rifugiate e vivevano torme di diavoli che vessavano la popolazione di Agira. Filippo giungendo in tal luogo, dopo aver sostato nella grotta, compie la sua missione di presbitero e taumaturgo e vi edifica una chiesetta dedicata a San Pietro in vincoli.

Cappella di via Roma

Dal castello, secondo la tradizione popolare, sarebbe partito un grosso macigno fatto rotolare da S. Filippo in seguito ad una scommessa con il demonio. Il Santo riesce ad avere la meglio sul demonio perché il suo sasso risulta essere non solo il più grosso ma anche quello che percorre il tratto di strada più lungo, visto che va a fermarsi più a valle lungo la discesa che, pur essendo denominata via Roma, è da tutti conosciuta come a petra ‘i San Fulippu. Sulla sommità di questa ripida strada si trova oggi una cappella edificata nel 1867 dagli zolfatari di Agira[4]. Questi la fecero costruire e vi posero dentro, sotto l’altare su cui campeggia un dipinto raffigurante il Santo, un grosso masso estratto dalla miniera e qui collocato in segno di devozione e per porsi sotto la sua protezione.

Cappella di S. Filippo ‘a tripuzzedda

Il tema della scommessa tra S. Filippo e il demonio è assente nelle leggende che riguardano un altro luogo, meta nei mesi tra aprile e maggio di pellegrinaggi quotidiani di anziane devote che la sera sono solite fare il viaggio, e dove il popolo di Agira si reca,  a volte, per sciogliere il voto fatto al Santo[5]. Questo luogo è una cappella di recente costruzione che ne sostituisce un’altra più antica abbattuta nel 1972 durante i lavori di rifacimento di piazza Europa. La cappella viene denominata S. Filippo ‘a tri puzzedda ed è stata edificata come raccontano i ben informati, da tre fanciulle che, cacciate di casa dalla madre troppo povera per dare loro la dote, erano giunte in questo luogo ed erano state aiutate da un vecchio, S. Filippo, a trovare un tesoro nascosto. Un altro racconto, invece, attribuisce l’origine della cappella alla pietà popolare dopo che i palermitani avevano tentato di portare via il simulacro del Santo.

La fontana di MaimoneFontana di Maimone

Una scommessa tra S. Filippo e il demonio oltre che un miracolo riportato dalle due agiografie hanno come sede un altro luogo legato al culto del Santo che non è mai stato, comunque, meta di pellegrinaggi di devoti. Questo luogo, che non è altro che una fontana o, semplicemente, un abbeveratoio per animali, viene indicato con il nome di fontana di Maimone o Mammone[6], in contrada Orselluzzo, perché in una grotta adiacente si troverebbe un demonio così denominato e qui incatenato da S. Filippo dopo la sconfitta.

Rocca di Ciappazzi

Altro luogo legato alla figura di S. Filippo ma che non ha mai costituito meta di pellegrinaggi e la rocca di Ciappazzi, nell’omonima contrada. Si tratta di un grosso macigno staccatosi dalle pendici del monte l’11 gennaio 1826 e precipitato sino alle sue falde. Del crollo erano stati avvertiti due pastorelli cui era apparso S. Filippo, sotto le sembianze di un vecchietto, il quale salvò da morte sicura i componenti della famiglia Pistone la cui casa venne travolta e distrutta[7].

La cripta di S. Filippo d'AgiraCateva di S. Filippo

Ultimo luogo dove il culto trova le sue radici e l’espressione più alta è la cateva (cripta) della chiesa di S. Filippo. Questo è, infatti, il luogo di sepoltura del Santo e qui si ritenne di rinvenire, durante lavori di ampliamento della chiesa, i suoi resti assieme a quelli di S. Eusebio, S. Filippo diacono e S. Luca Casali. Qui il popolo di Agira scende  ogni volta che deve ringraziare il Santo per una grazia ricevuta o per pregarlo nei momenti di difficoltà. Nelle pareti della scala che porta alla cateva erano appesi, nel passato, numerosi ex-voto in argento e in cera, di cui oggi non resta, purtroppo, alcuna traccia[8]. Al di sopra di questa cripta s’innalza un’abbazia in tre navate, dove l’11-12 maggio, l’11 gennaio e nel mese di agosto si tengono le celebrazioni in onore di S. Filippo.


 

[1]

Il paese si chiama semplicemente Agira  dal 1860.

[2]

Di un antro dove S. Filippo sosta insieme ad Eusebio parla anche la vita eusebiana. Cfr. C. PASINI, Vita di S. Filippo attribuita al monaco Eusebio, Roma 1981, 142.

[3]

Secondo Sinopoli di Giunta, questo dipinto sarebbe di epoca bizantina. Tale ipotesi, se potesse essere dimostrata, fornirebbe la testimonianza iconografica più antica tra tutte quelle rintracciabili sul territorio di Agira. Il pessimo stato di conservazione del dipinto, purtroppo, non permette un’analisi adeguata. Cfr. SINOPOLI DI GIUNTA, P. Agira, dattiloscritto inedito, 78.

[4]

Il medaglione posto in alto al centro del cancello d’ingresso reca questa iscrizione: Sulfatari Augustini Effusores A.D. 1867.

[5]

Questa forma di devozione è oggi poco diffusa e raccoglie solo persone piuttosto anziane.

[6]

Il nome del demonio potrebbe avere origine siriaca e sembra richiamare il nome con cui nel Vangelo viene indicata la ricchezza e l’avidità.

[7]

Vd. pag. 39 di questo libretto.

[8]

La presenza degli ex-voto è attestata da alcune testimonianze orali e da una memorietta della Reale Collegiata Abbazia di S. Filippo stilata dal priore Francesco Salbà nel 1904 e conservata nell’archivio storico della Curia Vescovile di Nicosia.

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