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Agira città d'arte

AGIRA città d'arte

Panorama di Agira
Panorama di Agira

Agira, pittoresca città della provincia di Enna che domina le valli del Salso e del Simeto da cui dista 35 Km, sorge sul versante est del monte chiamato tradizionalmente Teja, a partire da 550 sino a 824 m s.l.m., nel più aggradevole sito, nel più elevato, più ferace, più profittevole, secondo il geografo arabo Al Idrisi.

Sito strategico inespugnabile, è tra i centri siciliani più antichi e prestigiosi. La leggenda narra la città fondata prima della guerra di Troia. E' nota a Cicerone e Tolomeo. La più antica storia della greca Agyrion e della romana Agirium oscilla, infatti, tra mito e religione, tra il mondo pagano degli dei e degli eroi greci come Eracle e Iolao e la potenza taumaturgica e antidemoniaca del suo evangelizzatore e patrono san Filippo, dal cui culto profondamente radicato nella pietà popolare cittadina e diffuso in tutta l'isola deriva in età moderna il nome di San Filippo d'Argirò, l'attuale Agira.

Zecca, Maestro di Ayrion Eracle con leontè annodata al collo (339-338 a. C.)
Zecca, Maestro di Ayrion Eracle con leontè annodata al collo (339-338 a. C.)
D. Siculo, Bibliothecae Historicae, Amsterdam 1745, frontespizio
D. Siculo,  Bibliothecae Hostoriace (...), Amsterdam 1745, frontespizio

Luogo frequentato sin dal paleolitico superiore come testimoniano i reperti in selce di un riparo sotto roccia in contrada Capodoro in prossimità della quale sono stati rinvenuti anche resti di ceramica risalenti all'età del bronzo, nell'antichità fu nodo viario principale per i viaggiatori che da Catania si dirigevano a Termini o ad Alesa. Già fiorente nel VI secolo a. C., dalla fine del V sino all'avvento dei Romani ebbe una sua Zecca. Su alcune monete impresse il volto di Eracle, l'eroe più popolare di tutta la mitologia greca. Come scrive lo storico Diodoro Siculo, il figlio più illustre di Agira, (I sec. a. C.), in uno dei quaranta libri della sua Bibliotheca Historica, Eracle con la mandria sottratta a Gerione, durante il suo viaggio di ritorno passando dalla Sicilia, transita anche da Agira ricevendone assieme al suo compagno e amico fedele Iolao, per la prima volta, culto divino. In loro onore veniva celebrata una festa annuale con giochi equestri e di lotta cui prendevano parte gli schiavi, fatto eccezionale per l'antichità; in quella occasione i giovani sacrificavano la chioma intonsa sin dalla nascita.

Necropoli di via Palazzo (fine IV sec. a. C.)
Necropoli di via Palazzo (fine IV sec. a. C.)
Torre e resti della chiesa di S. Nicola
Torre e resti della chiesa di S. Nicola

Agyrion, al tempo del grande Dionisio, governata dal tiranno Agyris (392 a.C.) intreccia la sua storia con la potenza di Siracusa, della quale fu alleata nella lotta ai Cartaginesi di Magone. Oppressa da Apolloniade fu restituita alla libertà da Timoleonte di Corinto (339/8 a.C.), che la rifondò con diecimila coloni greci e vi costrui il più bel teatro della Sicilia dopo quello di Siracusa, templi degli dei, bouleuterion, agorà, una potente cinta muraria, avviando un periodo di splendore documentato dalle ceramiche scoperte in una necropoli della fine del IV sec. Nel 280 a.C. si ribellò a Finzia potente tiranno di Agrigento non accettandone la crudeltà.

Della romana Argyrium si conosce poco, resti di un mosaico di un complesso imperiale si trovano al Museo Archeologico di Siracusa. Plinio la annovera tra le città stipendiarie, Cicerone nelle Verrine decrive gli agirini uomini laboriosissimi e fedelissimi. I ritrovamenti archeologici di lucerne del II sec. d.C. con la scritta Proklos agyrios testimoniano la qualità dei suoi stazzuna, laboratori della creta esistenti sino agli anni cinquanta del Novecento, dove si fabbricavano quartara, bummuli, langeddi, nziri, piatti di pani, maduna, pantofuli e canali, rinomati manufatti.

San Filippo (metà XIV-XV secc. ?)
San Filippo (metà XIV-XV secc. ?)

In età bizantina fu evangelizzata da san Filippo 'monaco' di provenienza orientale vissuto tra VII e VIII secolo, presbitero apostolico, persecutore di demoni e taumaturgo, cui venne intitolato un cenobio di regola basiliana approdo e polo di irradiamento, tra IX e X secolo, del monachesimo greco siciliano. In età normanna l'antico monastero venne rifondato e affidato a monaci benedettini. Prima suffraganeao della abbazia di Santa Maria Latina di Gerusalemme ne divenne alla fine del XIII secolo la casa madre. La fama dei miracoli di San Filippo nello scacciare i demoni e nel guarire dalle possessioni diaboliche rese il monastero nei secoli successivi un 'santuario' cui accorrevano genti da tutta l'isola.

Carta topografica territorio di Agira (metà XIX sec.)
Carta topografica territorio di Agira (metà XIX sec.)
Sigillo Integra Civitas Sancti Philippi Argyre
Sigillo Integra Civitas Sancti Philippi Argyre

In età medievale e moderna San Filippo d'Argirò fece parte della dote della Camera Reginale, città regia poi feudale e ancora regia ininterrottamente dagli inizi del Quattrocento, acquista ed estende dalla metà del XVI secolo uno spazio giurisdizionale autonomo su un vasto territorio, ottiene un corpo di importanti privilegi e il titolo di Integra Civitas Sancti Philippi Argyre consolidando gli ambiti di potere delle élites locali e l'identità cittadina di cui sono espressione più alta le numerose istituzioni ecclesiastiche, secolari e regolari, che vi hanno sede segnandone e qualificandone la struttura urbanistica. L'edilizia religiosa, ricostruita in parte dopo il terremoto del 1693, trova il suo specchio in una edilizia nobiliare che si esprime nei palazzi che adornano la città con una varietà stilistica che spazia dal tardo-barocco al neoclassico

Palazzo signorile Amato
Palazzo signorile Amato
Palazzo baronale Zuccaro con lapide commemorativa G. Garibaldi
Palazzo baronale Zuccaro
Circolo degli Operai
Circolo degli Operai

L'Ottocento secolo della civiltà in tutta Europa, consegna Agira ad un intenso processo di ristrutturazione e riqualificazione urbanistica: nuove forme di sociabilità, dai casini alle accademie, dai circoli alle società operaie e cattoliche; nuovi stabilimenti culturali, dalla biblioteca comunale alla scuola primaria e secondaria al teatro; nuove opere pubbliche, dalla strada rotabile, alla caserma, all'ospedale ad una sede adeguata per il palazzo di città, e ancora all'illuminazione pubblica e all'acquedotto, tutti interventi che ridisegnano il volto della città.

Lo sbarco in Sicilia delle Camicie rosse e per la prima volta del tricolore ebbe eco anche ad Agira: i garibaldini entrarono nella città il 12 luglio 1860 attraversandone la strada principale e all'alba del 16 agosto 1862 Giuseppe Garibaldi, ospite del barone Mauro Zuccaro, salutava dal balcone del suo palazzo il popolo agirino votato alla fede per l'Unità e la grandezza d'Italia, come si legge nella lapide commemorativa. E al generale Garibaldi chiedeva laica consacrazione il nascente Circolo degli Operai (1865) con il quale l'eroe d'Italia restò in contatto epistolare.

Cimitero dei Canadesi
Cimitero dei Canadesi

L'avventura dell'industrializzazione segnata in Sicilia dal passaggio dal grano allo zolfo vede la città di Agira coinvolta dalla breve ma intensa stagione dello sfruttamento delle miniere d'oro giallo, che la contraddistinse come uno dei più importanti e fiorenti siti di bacini zolfiferi dell'isola. I drammatici aspetti umani e sociali della vita nelle miniere trovarono intensa rappresentazione nella Zolfara (1888) opera del commediografo e drammmaturgo nato ad Agira Giuseppe Giusti Sinopoli (1866-1923) esponente del tardo verismo siciliano.

Del dramma e della tragedia della seconda guerra mondiale il Cimitero dei Canadesi, a pochi chilometri da Agira, rimane solenne ammonimento.

Veduta di Agira
Veduta di Agira
Castello, Torri (XIII sec.)
Castello, Torri (XIII sec.)
Zecca, Aquila stante ad ali chiuse - Ruota grigliata (420 a. C. circa)
Zecca, Aquila stante ad ali chiuse - Ruota grigliata (420 a. C. circa)
Zecca, Zeus Eleutherios - Fulmine alato simmachia timolontea (344-339 a.C.)
Zecca, Zeus Eleutherios - Fulmine alato simmachia timolontea (344-339 a.C.)

Il decreto della Regione Sicilia che assegna ad Agira il riconoscimento di città d'arte rende merito al suo ricco e variegato patrimonio archeologico, storico e artistico. Ma la città di Agira è tutta da scoprire nei suoi più svariati aspetti anche ambientali e enogastronomici. Il suo senso dell'ospitalità è pari alla più antica tradizione greca che riteneva l'ospite sacro.

Uno scenografico gioco di volumi fa di Agira un presepe. Il suo tessuto urbanistico è un ricco palinsesto espressione delle diverse epoche che ne hanno segnato la storia. Il suo ampio centro storico, di prevalente impianto medievale, è coronato dalle vestigia maestose delle attuali torri del Castello di epoca federiciana. Qui sorgeva l'antica acropoli di Agyrion, come indica il laboratorio della Zecca emerso nei recentissimi scavi archeologici di cui sono prodotto le tante monete coniate e dove, negli strati superiori, sono stati trovati reperti di età bizantina e normanna.

Agira, panorama con Etna e lago Pozzillo
Agira, panorama con Etna e lago Pozzillo
Agira, Antico quartiere di Santa Maria Maggiore
Agira, Antico quartiere di Santa Maria Maggiore

Da qui in cima a quota 824 m, si gode uno spettacolo di rara bellezza, un panorama incantevole e mozzafiato. Si ammirano le cime delle lontane Madonie, dei vicini Nebrodi, il comignolo innevato e fumante della fucina del dio Vulcano, a muntagna, la maestosa Etna, i laghi artificiali Pozzillo e Sciaguana, due gemme incastonate dentro un non comune scenario naturale, le pianure di Caramitia e Dittaino e, nei giorni limpidi, quelle di Catania e di Lentini.

Dell'importante patrimonio artistico e culturale della città di Agira si suggerisce un percorso che si snoda attraverso i suoi tesori d'arte sacra quale esempio di un reale e fruibilissimo Museo diffuso.

Ai piedi del monte occupato dal Castello fuori i resti della sua cinta muraria si estendono i più antichi e suggestivi quartieri costruiti attorno alle chiese di Santa Maria Maggiore e del SS. Salvatore e di Sant'Antonio Abate.

S. Maria Maggiore interno
S. Maria Maggiore, interno
S. Maria Maggiore altare in marmo Madonna
S. Maria Maggiore, Madonna
altare in marmo
S. Maria Maggiore, Croce con Resurrezione (XV sec.)
S. Maria Maggiore, Croce Resurrezione (XV sec.)

La chiesa di Santa Maria Maggiore vanta di essere la più antica parrocchia (XII-XIII secc.), a due navate divise da quattro colonne che sorregono archi a sesto acuto con capitelli romanici. In fondo alla navata destra è l'altare in marmo della Madonna e una statua lignea policroma di san Bartolomeo (fine XVI-XVII secc.). Nell'unica cappella a sinistra della navata maggiore è una Croce del XV secolo dipinta sulle due facce, in una la Crocifissione e nel verso la Resurrezione, nei capicroce trilobati i simboli dei quattro Evangelisti.

Chiesa di S. Antonio Abate, Prospetto (XIV sec.)
Chiesa di S. Antonio Abate, Prospetto (XIV sec.)
Chiesa di S. Antonio Abate, Interno (XIV sec.)
Chiesa di S. Antonio Abate, Interno
(XIV sec.)
Chiesa di S. Antonio Abate, Croce dipinta (seconda metà XV sec.)
Croce dipinta (seconda metà
XV sec.)
Chiesa di S. Antonio Abate, Arcangelo Gabriele (XV sec.)
Chiesa di S. Antonio Abate, Arcangelo Gabriele (XV sec.)
Chiesa di S. Antonio Abate, Vergine Annunziata (XV sec.)
S. Antonio Abate, Vergine Annunziata (XV sec.)

La chiesa di Sant'Antonio Abate (sec. XIV), ora chiusa al culto, ospitava una Croce dipinta attribuita al c.d. Maestro della Croce di Piazza Armerina (seconda metà XV sec.) e numerose altre pregiate tele, tra le quali l'Arcangelo Gabriele e la Vergine Annunziata (XV sec.), opere ora conservate nella chiesa di Sant'Antonio da Padova.

SS. Salvatore, Prospetto (portale 1653)
SS. Salvatore,
Prospetto (portale 1653)
SS. Salvatore, Mitria (seconda metà XVI sec.)
SS. Salvatore, Mitria
(seconda metà XVI sec.)
SS. Salvatore, Mitria (seconda metà XVI sec.)
SS. Salvatore, particolare Mitria
(seconda metà XVI sec.)
SS. Salvatore, bacolo (fine XIV sec.)
SS. Salvatore, bacolo (XIV sec.)
SS. Salvatore, Capitello (metà XIV sec.)
SS. Salvatore, Capitello (XIV sec.)
Icona San Filippo (metà XIV sec.?)
Icona San Filippo (metà XIV sec.?)
SS. Salvatore, Aron-ha-qodesh (1454)
SS. Salvatore, Aron-ha-qodesh (1454)

La chiesa del SS. Salvatore di epoca normanna più volte rimaneggiata nel tempo, a tre navate dai particolarissimi capitelli, conserva la cassa delle reliquie della città tra le quali il braccio di san Filippo incastonato in una teca d'argento, e soprattutto la mitria (metà XVI sec.) con ricamo in oro pietre preziose, perle, smalti traslucidi e il baculo (XIV sec.) dell'abate di Santa Maria Latina, veri e propri gioielli dell'arte suntuaria siciliana. Si segnala anche un dipinto su tavola raffigurante san Filippo che tiene incatenato il demonio (fine XIV sec.?)

Accanto alla chiesa del SS. Salvatore sorgeva la Casa di Giacobbe sinagoga di una florida comunità ebraica presente nella città di Agira dalla metà del Trecento, documentata oggi dall'Aron-ha-qodesh ossia arca santa che custodiva il rotolo della Torah costruito nel 1454, come recita un versetto biblico di Isaia sull'architrave. Reperto architettonico eccezionale per unicità, antichità e tipologia nell'area mediterranea, simbolo di quella particolare e importante storia della Sicilia che vide il fiorire di numerose giudecche. L'Aron si può ammirare nella navata sinistra del SS. Salvatore, dove è stato ricomposto. Dopo l'espulsione degli ebrei nel 1492, la mosquita venne trasformata in chiesa cristiana e dedicata alla Santa Croce.

S. Margherita, Prospetto (fine XIX sec.)
S. Margherita, Prospetto
(fine XIX sec.)
S. Margherita, Interno (fine XIX sec.)
S. Margherita,
Interno
(fine XIX sec.)
S. Margherita, Immacolata (G. Picano 1787)
S. Margherita, Immacolata
(G. Picano 1787)
S. Margherita, Cupola (XVIII sec.)
S. Margherita,
Cupola (XVIII sec.)

Scendendo a valle si incontra la maestosa chiesa di Santa Margherita il cui originale impianto risale alla prima metà del XIII secolo. Venne ricostruita dopo il sisma del 1693 ad opera di alcuni tra i più importanti architetti siciliani della seconda metà del 700 (Vaccarini e Ittar). Vi si può ammirare la statua dell'Immacolata (1787) del napoletano G. Picano, l'altare maggiore con pitture in oro su vetro (XVII sec.), il pulpito in legno intagliato, quadri del Seicento e del Settecento, tra le quali una tela di O. Sozzi. Qui si conserva un cospicuo Archivio Storico che va dal Cinquecento all'Ottocento.

Quartiere rocche, astrucu
Quartiere rocche, astrucu
Quartiere rocche, casa museo
Quartiere rocche, casa museo

Ancora più a valle lungo la via Diodorea si trova il convento di Sant'Agostino e la chiesa di San Pietro (fine XVI sec.) dove si trova un interessante polittico (fine XV sec.) e una statua lignea di San Pietro (XVII sec.). Qui si apre il quartiere delle Rocche con tessuto urbanistico caratterizzato dal dedalo delle sue strade/viuzze e con i tipici astraci davanti le case e scalinate.

Chiesa di S. Antonio di Padova, Prospetto
S. Antonio, Prospetto
S. Antonio di Padova, Cupola
S. Antonio, Cupola
S. Antonio di Padova, Trinità (G. Bazzano, 1609)
S. Antonio,
Trinità
(G. Bazzano, 1602)
S. Antonio di Padova, Madonna dei poveri, statua in marmo metà XVI sec.
S. Antonio, Madonna dei poveri
(metà XVI sec)
S. Antonio di Padova, Custodia SS. Sacramento in legno <br />(fine sec. XIV)
S. Antonio, Custodia SS. Sacramento
(XIV sec.)

Nell' attuale centro della città, piazza Garibaldi, sorge la chiesa di Sant'Antonio da Padova che dava nome al quartiere, di recente riaperta al culto. Dopo un lungo restauro essa si offre ai fedeli e al pubblico come uno scrigno d'arte sacra. Tra le più importanti opere, una pittura raffigurante l'Adorazione dei Magi su onice con ricca cornice d'argento (sec. XVI), la Madonna dei poveri, statua in marmo della metà del Cinquecento, una Custodia del SS. Sacramento in legno, decorata in oro zecchino con tabernacolo e altare (fine sec. XVI) e una tela della Trinità con la Vergine e Sant'Antonio da Padova che intercedono per la liberazione degli schiavi, notevolissima e intensa opera di recente attribuita a Gaspare Bazzano, lo zoppo di Ganci (1602). Infine tesori di argenteria.

Petra di S. Filippo, Cappella
Cappella Petra di S. Filippo
Fontana di Eracle-Ercole - Chiesa di Santa Chiara (1537)
Fontana di Ercole
Santa Chiara (1537)
S. Chiara, privilegio
S. Chiara,
privilegio
Monumento ai caduti della Grande Guerra
Monumento ai caduti della Grande Guerra

Poco più in basso scendendo dalla petra di San Filippo, dove si trova una cappella dedicata al santo patrono, si incontra la fontana di Eracle/Ercole, la chiesa del monastero di Santa Chiara (1537) e il largo intitolato al padre della medicina legale l'agirino Fortunato Fedele (fine XVI-XVII sec.) dove è eretto il monumento in onore dei Caduti della Grande Guerra.

Abbazia S. Filippo Santa Maria Latina, Prospetto (1916-1928)
Prospetto
(1916-1928)
Abbazia S. Filippo SML, testa e mani S. Filippo (P. Juvarra, 1652)
testa e mani S. Filippo
(P. Juvarra, 1652)
Abbazia S. Filippo SML, S. Filippo, Arca delle reliquie (primo decennio XVII sec.)
Arca delle reliquie
(XVII sec.)
Cateva - sepolcro di san Filippo (XVI sec.)
Cateva - sepolcro di san Filippo (XVI sec.)
Abbazia S. Filippo SML, Trittico Santa Maria Latina (G. Di Pietro, seconda metà XV sec.)
Trittico Santa Maria Latina tra
San Benedetto e San Calogero 
(G. Di Pietro, XV sec.)
Abbazia S. Filippo SML, Particolare del coro  ligneo (N. Basgnasco, 1818-1822)
Coro ligneo
(N. Basgnasco, 1818-1822)
Abbazia S. Filippo SML, Madonna con Bambino tra S. Benedetto e S. Basilio (O. Sozzi, 1759)
Madonna con Bambino S. Benedetto e S. Basilio
(O. Sozzi, 1759)
Abbazia S. Filippo SML, Gran Conte Ruggero, Ritratto (F. Randazzo, 1745-46)
Gran Conte Ruggero,
Ritratto
(F. Randazzo, 1745-46)
Abbazia S. Filippo SML, Tabulario, Sigillo plumbeo pontificio Nicola V, 1448
Tabulario, Sigillo pontificio Nicola V, 1448

Un tempo extra moenia, l'abbazia di San Filippo Santa Maria Latina sorge dove si tramanda era un tempio dedicato a Eracle. L'abbazia perdute tutte le originarie caratteristiche di età normanna conserva l'ultima facies del riadattamento di fine Settecento e dei primi del Novecento. Vi si custodiscono pregiate opere e manufatti artistici: parti del busto d'argento di San Filippo realizzato nel 1652 dall'artista messinese P. Juvarra, la pregiata e bella arca argentea delle reliquie di S. Filippo, S. Eusebio, S. Luca Casali e S. Filippo Diacono, tre pannelli superstiti di un polittico raffigurante Santa Maria Latina in trono che regge il Bambino tra S. Benedetto e S. Calogero (seconda metà XV sec.), una Natività e una Adorazione dei Magi (secondo decennio XVI sec.), un Crocifisso di fra Umile Pontorno da Petralia (secondo quarto XVII sec.), un Coro ligneo opera di Nicola Bagnasco (1818-1822) con numerosi stalli rappresentanti la vita di San Filippo, e diverse e eccellenti tele della fine del '700 di O. Sozzi e F. Randazzo. Infine suppellettile argentea e raffinati paramenti sacri. Ed ancora l'abbazia conserva un importante Tabulario che raccoglie pergamene dall'XII al XVI secolo e l'Archivio storico (voll. 711) dal XV al XX secolo.

Pertinente all'abbazia la Grotta di san Filippo, tomba di epoca imperiale, considerata la prima abitazione del santo e luogo di scontro con i demoni.

Testimonianze non secondarie del patrimonio storico, artistico, culturale e religioso della città di Agira sono i conventi di San Giuseppe, degli Angeli, di Santa Maria del Gesù, della Madonna delle Grazie; i monasteri femminili dell'Annunziata e della Raccomandata, e le chiesette e oratori delle moltissime confraternite.

48 Biblioteca Comunale Agira, Psalterio della B. Vergine Maria, Miniatura, Madonna con Bambino (primi XV sec.)
Biblioteca Comunale Agira, Psalterio della B. Vergine Maria, Miniatura, Madonna con Bambino, (XV sec.)
Biblioteca Comunale Agira, Giustino, Epitoma in Trogi Pompei Historias, (frontespizio, metà XV sec.)
Biblioteca Comunale Agira, Giustino, Epitoma in Trogi Pompei Historias, (frontespizio,
metà XV sec.)

La città di Agira vanta una Biblioteca Comunale (1826) che raccoglie la dotazione libraria del suo fondatore, il prevosto Pietro Mineo (1734-1799) di circa 3800 volumi e le biblioteche dei soppressi conventi cittadini: un ricco e pregevole patrimonio impreziosito da incunaboli, cinquecentine e numerose edizioni uniche o rarissime.

Infine nel territorio di Agira tra verdi altopiani e lievi colline che degradano dolcemente su una vallata dei monti Erei centrali si snoda la Riserva Naturale del Vallone di Piano della Corte, luogo suggestivo di rilevante pregio botanico e paesaggistico cui è collegato il Laboratorio naturalistico Ambientale che si trova nella città a palazzo Giunta.

 

© Testo Rita Loredana Foti e Salvatore Longo Minnolo

© Fotografie Nino Scardilli, Renzo Biondi, Carmelo Giammona, Angelo Venticinque

Fonti: Archivio Storico Abbazia San Filippo di Agira, Tabulario Abbazia, Archivio Storico Chiesa SS. Salvatore, Archivio Storico Chiesa Santa Margherita, Archivio Storico Sant'Antonino da Padova, Archivio Storico del Comune di Agira, Archivio di Stato di Palermo, Archivio di Stato di Caltanissetta, Archivio di Stato di Catania.

Bibliografia: R. L. Foti e L. Scalisi (a cura di), Agira tra XVI e XIX secolo. Studi e ricerche su una comunità di Sicilia, Salvatore Sciascia Editore, Caltanissetta-Roma, 2004, voll. I-II.

Pubblicato in Sintesi storiche

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